Il CBD e le sue proprietà terapeutiche: come riconoscere il migliore?

Il CBD è stato isolato per la prima volta da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Illinois nel 1940 e analizzato approfonditamente nel 1963 dal dottor Raphael Mechoulam, considerato il padre degli studi sui Cannabinoidi. Il Cannabidiolo è una sostanza chimica naturale che si trova in quella pianta multiuso fitocomplessa che è la Canapa.

Negli ultimi decenni stanno proliferando gli studi riguardanti le possibilità dei Cannabinoidi nella cura di diverse patologie. Ancora c’è molto da fare per provarne i benefici, ma la strada imboccata sembra dare i suoi primi frutti.

Ad oggi i farmaci a base di Cannabis sono per lo più considerati come supporti alle terapie standard o quando queste non vengano più tollerate. Comunque indiscutibili sembrano essere i risultati di decenni di ricerche che segnano una svolta importante nella cura di diverse patologie.

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Perché i Cannabinoidi possono aiutare il nostro organismo?

Il nostro organismo ha un Sistema Endocannabinoide che produce sostanze simili ai Cannabinoidi, come ad esempio l’Anandamide, prima molecola di questo tipo ad essere isolata e studiata.

Questo sistema è fondamentale e assicura il normale funzionamento del nostro corpo. Dai movimenti, alla percezione di alcuni istinti, come quello della fame e del dolore, alla funzione neuroprotettiva fino al controllo dell’attività immunitaria, per arrivare alla difesa dagli agenti esterni e interni, questa rete composta da milioni di recettori interagisce con tutti i Cannabinoidi,

Il THC e CBD, i due maggiori componenti della Cannabis e principali oggetti di studio, dialogano con questo nostro sistema endogeno, e sono da sostegno nel momento in cui qualcosa manchi o cominci a non funzionare. Legandosi ai recettori CB-1 e CB-2, che si trovano disseminati lungo le cellule di diversi apparati dell’organismo umano, riescono a procurare sollievo ai pazienti affetti da diverse malattie.

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Per quali cure si guarda al CBD?

Il Cannabidiolo è un componente molto versatile, impiegabile nella cura dei sintomi di diverse patologie. Grazie ai forti effetti antinfiammatori, alla sua capacità di proteggere il cervello, è risultato ottimo avversario di epilessia, malattie neurodegenerative, dolori cronici, autismo, psicosi, alcuni tipi di cancro. Vediamo alcuni dei progressi fatti dalle ricerche scientifiche:

  1. Epilessia: nelle forme pediatriche refrattarie ai trattamenti standard è stato provato, da uno studio iniziato nel 2014 e che ha incluso circa 600 pazienti, che la percentuale di crisi si dimezza. La ricerca aperta ha impiegato diverse università, ospedali, centri pediatrici americani e un istituto britannico. Ai pazienti, di eta media di 13 anni, è stato somministrato una dose di CBD pari a circa 25 milligrammi per ogni chilo di peso corporeo del malato. Il risultato dell’uso del Cannabinoide: è sicuro ed efficace.
  2. Sclerosi multipla: è una malattia cronica degenerativa che procura spasticità. Uno dei sintomi è il dolore cronico. Molti studi in materia hanno visto i Cannabinoidi protagonisti, concentrandosi, per esempio, sull’alleviarsi della percezione dolorosa e sulla capacità di contrastare il declino cognitivo. Così, per esempio, lo studio dell’Università di Catania dove circa 1500 malati sono stati trattati con uno spray alla Canapa. I risultati? Il 61,9% non soffre più di spasmi e crampi notturni. Non è la cura, ma sicuramente è una soluzione per migliorare la vita di chi ha questa patologia.
  3. Tumori: è un campo in cui la ricerca sta concentrando sempre più gli studi. Nell’agosto di quest’anno, una sperimentazione su cavie, ha provato come l’uso di CBD allungherebbe la loro sopravvivenza. Lo studio, pubblicato sulla rivista Oncogen e guidata dal professore Marco Falasca, è stata eseguita dalla Queen Mary University di Londra e dalla Curtin University in Australia. Secondo il professore italiano, l’assunzione di CBD potrebbe essere estesa anche ai pazienti umani, dato che la sostanza non presente principi psicotropi e dato che, affiancata comunque alla chemioterapia, ne ridurrebbe gli effetti collaterali, grazie alle sue qualità antiemetiche. Diversi altri studi, hanno anche provato come il CBD riesca a bloccare il proliferare delle metastasi.
  4. Ansia, depressione e stress: uno studio condotto da alcuni ricercatori della Washington State University di Pullman, pubblicato sul Journal of Affective Disordes, analizza, attraverso l’impiego di un’applicazione per lo smartphone, l’impatto della cannabis in soggetti colpiti da stress, ansia e depressione. Prendendo in esame circa 1400 individui e analizzando più di 12000 risposte anonime, si è arrivato al risultato che, in circa il 50% dei depressi e il 58% degli ansiosi e stressanti, i sintomi vengono ridotti. La diversa composizione della sostanza inoltre provoca risposte diverse.
  5. Autismo: uno studio dello Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme, guidato dal dottor Adi Eran e condotto su circa 60 pazienti di età compresa tra i 5 e i 18 anni, ha dimostrato come l’utilizzo di Cannabinoidi, e soprattutto di un elevato tasso di CBD, garantisca un miglioramento dei sintomi di chi è affetto da ASD. Nell’ 80% dei casi migliorano i disturbi del comportamento e nel 47% quelli legati alla comunicazione.

Questi sono solo alcuni dei campi di ricerca affrontanti negli ultimi decenni. Un’evidenza appare chiara, ovvero il riconoscimento da parte della comunità scientifica che il CBD può apportare diversi benefici e che ne valga la pena scoprirli e applicarli.

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CBD, il grande protagonista

Il Cannabidiolo non ha effetti psicotropi. In questo periodo se ne sente tanto parlare. E a ragione, dato i mille campi di impiego, che vanno da quello alimentare alla cosmesi e benessere del corpo.

Come ogni cosa quando diventa famosa, però, bisogna avere le giuste informazioni per scegliere il miglior prodotto che si possa trovare sul mercato. Assicurato che il CBD è atossico e sicuro, alcuni accorgimenti servono a riconoscere un buon prodotto.

  • Concentrazione del principio attivo per un trattamento efficace
  • Lo stato e la modalità di impiego a seconda delle cure da affrontare
  • Conoscere e consultare le giuste indicazione sull’etichetta: data di scadenza, conservazione, modalità d’uso e percentuale dei componenti attivi.

In più la sicurezza dell’acquisto è garantita dalla trasparenza del venditore: pubblicazione delle analisi effettuate sulla merce, uso di test regolari per dimostrare l’incolumità del prodotto, uso di packaging adeguati al fine di non degradarlo.

Il miglior CBD è dato dalla somma di tre eccellenze: migliore agricoltura, produzione, packaging.

Informare sui progressi scientifici e su ciò che si trova sul mercato è un’operazione di onestà verso chi potrebbe considerare il CBD un alleato in più per la cura del proprio benessere e della propria salute.

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Fonti:

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