Milano, al via i lavori per coltivare la Cannabis terapeutica nei parchi urbani

Lo scorso mercoledì a Milano è stato posto un fondamentale tassello verso la costruzione di un’importante realtà. Si è dato inizio a una tavola rotonda a cui hanno presieduto l’Assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data Lorenzo Lipparini, il capogruppo di Forza Italia Alessandro De Chirico, ideatore a settembre della proposta, medici, professori e ricercatori dell’Università di Milano. Perché tutta questa mobilitazione di forze? Perché a Milano si comincia a discutere sulla possibilità di poter coltivare, in selezionate aree urbane, la Cannabis terapeutica.

Ma non è stata la Lombardia la prima regione ad avanzare un’ipotesi di coltivazione nel proprio territorio. A settembre dell’anno scorso, infatti, il Governatore della Puglia Michele Emiliano si schierava, al convegno MCEC, ‘Medical cannabis European conference’, tenutosi a Bari, accanto ai pazienti dichiarandosi pronto ad avviare la produzione della Canapa qualora non ci fossero decisive prese di posizione da parte del Governo in merito a questo argomento. La proposta di Milano dunque si inserisce in un contesto in cui la discussione verso questa direzione era già avviata. Se ne parla ancora quindi. Magari questa è la volta buona.

Ma vediamo in che contesto si inserisce questo disegno. Nel capoluogo lombardo, il 2 agosto la Regione vara il DGR 491 che decreta il riconoscimento della rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Regionale di farmaci a base di Cannabis solo in riferimento al loro utilizzo nel trattamento di specifiche patologie. I farmaci sarebbero quindi prescrivibili secondo determinate procedure e rimborsabili. Un sospiro di sollievo per chi soffre di dolori causati da malattie degenerative e croniche.

In Italia è possibile prescrivere preparati a base di Cannabis terapeutica, azione tutelata dal Ministero della Salute che esplicita tutte le direttive da praticare. Un utilizzo controllato, dunque. Ma come a volte accade, la legge si ferma qui. Uso medicale sì, ma coltivarla no.

L’unico ente che si è occupato della produzione di piante ad uso medicale è stato lo Stabilimento Militare di Firenze. Si regolarizza la Cannabis Terapeutica. La domanda dunque cresce e il prodotto non basta. Si spendono molte risorse economiche per importare il quantitativo necessario, ma la coltivazione rimane monopolio dello Stato.

La proposta milanese tenta proprio di smuovere questa situazione. È un enorme progetto verso l’accettazione di una coltivazione che per secoli è stata presente nei nostri territori e che dagli anni ’40 circa è stata messa al bando. Poter sancire la coltivazione della Canapa all’interno della realtà urbana comporterebbe molti benefici e risulterebbe una risorsa impiegabile in diversi ambiti. Milano ci sta pensando.

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Il progetto milanese, un enorme passo avanti

Il diritto alla salute è tra quelli inalienabili e individuali sancito dalla Costituzione.

Il D.M. 9/11/2015 riconosce questo principio e il programma che sta prendendo forma a Milano sembra avere proprio questo retroterra ideologico.

La Cannabis a uso medicinale può essere prescritta per il dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale, alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa, l’effetto ipotensivo nel glaucoma, la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

La tavola rotonda che sta lavorando da una decina di giorni ha come obiettivo ultimo la sperimentazione della coltivazione della Cannabis terapeutica nei parchi della città. I luoghi papabili sarebbero il Parco del Sud, il più grande parco agricolo d’Europa, e le decine di cascine integrate nel tessuto urbano.Nella proposta è specificato che verrà mobilitata una task force per studiare le possibilità e le modalità per effettuare tale disegno. Dalla Coldiretti al Consorzio DAM, verranno chiamati in causa diversi enti per fare in modo di garantire una coltivazione controllata.

Un progetto ambizioso e forse coraggioso. Ma sicuramente un grande segno di civiltà e passo in avanti.

L’idea nasce dall’analisi di De Chirico e dalla volontà di rompere il monopolio statale della produzione. Fino ad ora, infatti, una parte delle infiorescenze utili a soddisfare il fabbisogno italiano viene coltivato in Italia esclusivamente, come dicevamo, nello Stabilimento Militare di Firenze. Il resto del quantitativo necessario viene importato da altri paesi europei ed extraeuropei a prezzi elevati.

La Cannabis made in Italy

È stato stimato che a fare uso di Cannabis terapeutica siano circa 20 mila utilizzatori e il quantitativo necessario per soddisfare le richieste dovrebbe essere di almeno 2 tonnellate. L’Italia ad oggi ne produce più o meno 100 kg. 700 kg sono acquisiti tramite importazione. I restanti sono appalto della criminalità organizzata.

Avendo sotto gli occhi questi dati, capiamo perché il progetto milanese assuma un’importanza senza precedenti. Non solo perché aiuta a sdoganare l’idea negativa che si respira intorno alla foglia a cinque punte. Questo sarebbe un effetto indotto. Ma principalmente perché si pone due scopi fondamentali:

  1. Evitare le importazioni di Cannabis terapeutica
  2. Dare del filo da torcere al mercato illegale

Permettere di coltivare la pianta all’interno dei parchi urbani sarebbe davvero, in Italia, una rivoluzione senza precedenti. Creerebbe posti di lavoro, aiuterebbe i pazienti e farebbe risparmiare risorse economiche allo Stato.

Qualche riflessione potrebbe nascere spontanea. La Canapa terapeutica deve assolutamente essere incontaminata, pura da batteri, metalli pesanti e altri agenti inquinanti. Per una sostanza che deve aiutare ad alleviare i sintomi di gravi malattie non può che non essere così. Le Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico del 2017 regolarizzavano i campi di impiego, le modalità di prescrizione, incitavano la ricerca e affidavano allo Stabilimento Militare l’onere di coltivare la pianta. Ora Milano cerca di rompere questo  monopolio. Ma, forse, non sarebbe più opportuno dare la possibilità ai privati, per garantire la coltivazione all’interno di “camere bianche” piuttosto che nel suolo cittadino? La Canapa è una pianta che, essendo un purificatore naturale, assorbe qualsiasi molecola. La garanzia della qualità del prodotto deve essere una necessità in cima a ogni iniziativa. Figuriamoci quando si parla della salute delle persone. Auspichiamo che molte saranno le misure a tutela di questo principio qualora il progetto di Milano andasse in porto. Una proposta, questa, che fa respirare davvero aria di libertà e civiltà.

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Fonti:

Cannabis terapeutica coltivata nei parchi in città: da Milano parte la rivoluzione

Cannabis terapeutica, la proposta del consigliere FI: “Governo rompa monopoilio, coltiviamola a Milano”

Cannabis ad uso terapeutico, la Puglia: “Siamo pronti alla produzione”

Salute, sì ella Puglia alla produzione di Cannabis medica: “Pronti a realizzare il farmaco”

La tutela Costituzionale del diritto alla salute

Il futuro della Cannabis terapeutica made in Italy

Cannabis terapeutica: la normativa italiana

CBD: efficace per la cura dell’autismo?

Ricerca medica Israele: la Cannabis può trattare l’autismo nei bambini

Cannabis nella SM

Cannabis terapeutica – Gratis per migliaia di Lombardi

Finalmente la Cannabis Terapeutica in Lombardia (per consultare il testo della delibera Regionale)

Cos’è e come funziona la cannabis terapeutica?

 

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