Promessa mantenuta: il Canada legalizza la Cannabis a scopo ricreativo

Dal 17 ottobre, l’uso ricreativo della Cannabis è legale anche in Canada. O forse dovremmo dire, solo nella nazione dell’acero rosso o quasi. Infatti, dopo l’Uruguay, è il secondo paese al mondo e il primo del G7, ad autorizzare l’impiego della foglia a cinque punte e derivati a scopo non terapeutico, né tessile, né bioedile, né alimentare. Ma ricreativo. Le sfide di una tale decisione sono molteplici e le possibili scintille di ispirazione per gli altri paesi del mondo, che si trovano a dover fronteggiare il tema “legalizzazione”, potrebbero essere svariate.

Come ogni novità si va incontro a incertezze e dubbi. Un banco di prova per capire quali saranno gli effettivi vantaggi di questa importante scelta. Ma una cosa ci sentiamo di affermare. Sicuramente, aldilà dei reali benefici economici e di riuscire o meno a contrastare la criminalità organizzata, la decisione di legalizzare l’uso ricreativo della Cannabis porta con sé un importante significato sociale. È la fine del proibizionismo in quel paese e forse una breccia per abbattere i muri negli altri. Un passo apprezzabile verso il riconoscimento della libertà dell’individuo di operare scelte nella e per la propria vita. Con la libertà di poterlo fare, valutando costi e guadagni. E non solo in termini economici!

Una proposta di civiltà

Approvata dal Senato quest’estate dopo un lungo iter legislativo, sotto il governo del primo ministro Justin Trudeau, con 52 voti a favore e 29 contrari, la legge sulla legalizzazione dell’uso ricreativo della Cannabis è entrata in vigore circa una settimana fa. Il Canada è il primo grande paese industrializzato del mondo a compiere un passo così importante. Alcune delle intenzioni che sottostanno a questa scelta sono state twittate dallo stesso primo ministro dopo l’approvazione della legge. “Era troppo facile per i nostri figli comprare marijuana e per i criminali farci grandi profitti. Oggi abbiamo cambiato le cose. Il nostro piano per legalizzare e regolamentare la marijuana è stato appena approvato dal Senato“. Così scriveva qualche mese fa il premier liberale, mettendo in evidenza alcuni punti chiave che costituiscono la battaglia per la legalizzazione. Primo fra tutti, il tentativo di togliere dalle mani della criminalità organizzata un mercato che frutta enormi introiti e controllare così l’uso che ne fanno i minori.

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Ma cosa prevede la legge?

Proibito dal 1923, accettato per uso terapeutico nel 2001, il 17 ottobre 2018, dopo 95 anni, nel paese nordamericano l’uso ricreativo della Cannabis diventa legale. Si pone fine a circa 9 decenni di proibizionismo, di una mentalità, vessata chissà da quale ideologia, che vedeva in questa pianta una pericolosità più elevata rispetto a quella reale. Misure troppo rigide e restrittive per un elemento naturale i cui benefici oggi, finalmente, si cominciano a riconoscere, studiare e diffondere. Il Canada fa da apripista per tutti gli altri paesi.

Ecco cosa prevede esattamente la legge. Tutti i cittadini che hanno superato i 18 anni d’età possono detenere un quantitativo della pianta pari a 30 grammi, che siano infiorescenze, semi e altri derivati. Si prevede anche la possibilità di auto-produrre per un totale di 4 piantine, non più alte di un metro, provenienti da semi certificati. Punto fondamentale è la regolamentazione del possesso e della vendita. Verranno elargite licenze che autorizzeranno, negozi privati e servizi pubblici, alla vendita della Canapa per uso ricreativo. Si cercherà di offrire qualche strumento di controllo in più per evitare che sia venduta clandestinamente e ai minori. Si stabilirà un prezzo, né troppo alto né troppo basso, in modo da non poter offrire al mercato illegale delle falle sulle quali fare perno per i propri affari. Le pene per chi viene trovato a vendere la sostanza a chi ha meno di 18 anni saranno inasprite, portando gli anni di reclusione fino a 14. Verrà pianificato un sistema di tassazione in modo da prevedere circa un introito di 400 milioni di dollari canadesi l’anno.

Gli obiettivi del Cannabis Act

Il Cannabis Act ha come fine il maggior controllo sul consumo e l’inasprimento delle misure per contrastare l’utilizzo della pianta per i minori. Mira ad alleggerire il lavoro dei tribunali studiando una sorta di amnistia per chi è stato fermato con un quantitativo che rientra ora nei limiti fissati dalla legge. Sotto il mirino del governo vi è principalmente la volontà di combattere il mercato nero della pianta, business esclusivo della criminalità. Affidandone il commercio allo Stato o ai privati, a seconda delle province e delle amministrazioni, nelle casse del governo canadese entreranno nuovi ricavi provenienti dalla tassazione.

Insomma, il risvolto pratico della regolamentazione del mercato della Canapa per uso ricreativo sembra essere positivo sotto tanti punti di vista. Perché, come ha detto il sottosegretario Bill Blair, “Bisogna prendere atto che il proibizionismo ha fallito nel proteggere i nostri ragazzi e la nostra comunità. Abbiamo bisogno di un nuovo approccio”.

Pensiamo alla storia. Il proibizionismo ha fallito ora con la Cannabis. Come ha fallito decenni fa proibendo di consumare il ben più pericoloso alcool. E che controsenso estremo è, per uno stato civile, ammettere il commercio legale di tabacco e alcolici e contrastare pesantemente quello di una pianta antica come il mondo i cui svariati usi sono riconosciuti dalle più diverse comunità da secoli?

Noi de Il Dispensario aspettiamo che anche in Italia ci possa essere, prima o poi, questa presa di coscienza.

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Fonti:

In Canada è stata legalizzata la cannabis

Cannabis, legalizzazione ufficiale in Canada

Il Canada ha legalizzato la marijuana per uso ricreativo

 

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