LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN ITALIA

“Mentre l’OMS per la prima volta attiva un processo di revisione per rivalutare la marijuana, in Italia il Consiglio Superiore di Sanità e il fronte proibizionista continua a opporsi a colpi di disinformazione e distorsione ideologica, e intanto rischia di andare in fumo un mercato da miliardi di euro”.

Da qualche mese a questa parte il fronte, sempre più ampio, degli antiproibizionisti stava iniziando a vedere la luce in fondo a un tunnel che in Italia dura da decenni: da una parte l’effetto indiretto dell’ondata di legalizzazioni e di depenalizzazioni della marijuana nel mondo (da alcuni stati degli USA alla Spagna fino al Canada, che ha appena dichiarato la marijuana totalmente legale), dall’altra l’ingresso nel mercato legale di un particolare tipo di cannabis ricco di un principio attivo chiamato CBD — perfettamente legale — e molto povero invece del più famoso THC, che in dosi inferiori allo 0,5 per cento è legale.

Ma il fronte del proibizionismo, almeno qui in Italia continua imperterrito ad opporsi ad ogni tentativo di apertura.

La situazione nel resto del mondo

Alla fine di giugno il Canada si accingeva a dichiarare la fine del proibizionismo verso la marijuana, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato ufficialmente un “processo di revisione critica” del fascicolo dedicato alla marijuana, indagine il cui obiettivo è rivoluzionario: per la prima volta, infatti, l’OMS riconosce la necessità di rivedere le proprie posizioni su una famiglia di principi attivi — i cannabinoidi — che, negli ultimi 20 anni, hanno rivelato proprietà mediche talmente potenti da spingere alcuni a paragonare i suoi potenziali effetti sul sistema sanitario mondiale “alla scoperta degli antibiotici”.

La situazione in Italia

In Italia, proprio negli stessi giorni, il nostro Consiglio Superiore di Sanità ha raccomandato che “siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”. Il parere del CSS, che era stato richiesto dalla ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, non ha effetto diretto sulla realtà, ma è bastato a far reagire il fronte proibizionista.

Sono decenni che il dibattito è fermo alla superstizione. E la cosa si sta facendo se non ridicola un po’ grottesca. Prima di tutto perché, come ha dimostrato qualsiasi politica antiproibizionista della storia del mondo, legalizzare significa portare alla luce un mercato altrimenti sommerso, significa garantire la bontà del prodotto e, come dimostrano i dati provenienti dagli Stati Uniti, portare allo Stato una quantità discretamente incredibile di entrate sotto forma di tasse.

Inoltre, come dimostra anche la decisione dell’OMS, negli ultimi decenni si è scoperto che la cannabis, soprattutto quella che il Ministro Giovanardi chiama “light”, e il suo principio attivo (CBD), ha una quantità di applicazioni medicali da fare impressione: antinfiammatorio, anticonvulsivo, antiossidante, antiemetico, ansiolitico, antipsicotico.

Cosa vuol dire questo?

Cosa vuol dire? Semplice: che assumere questo principio attivo presente naturalmente nella cannabis ha effetti percepibili contro le infiammazioni, contro le convulsioni, contro l’ansia, la schizofrenia, è antidolorifico. Tra le malattie in cui potrebbe essere utilizzato, sostituendo magari farmaci decisamente meno naturali, figurano addirittura il cancro e Alzheimer, sindromi post traumatiche da stress, sclerosi multipla, diabete, varie malattie neurodegenerative, ma anche dissociazioni psichiche e depressione.

Quali aspetti positivi ci sono per l’Italia?

Per fortuna possiamo però annoverare, tra le vicende legate alla canapa, anche alcuni aspetti positivi, come quello della legge sulla coltivazione per scopi alimentari o industriali, che ha suscitato un discreto interesse tra i coltivatori diretti e ha registrato una notevole impennata sul numero di ettari coltivati oggi a canapa che sono aumentati di circa il 200% dal 2015 e poi c’è l’aspetto forse più interessante, quello relativo alla “marijuana light” che ha dimostrato nei fatti come sia diffuso a livello nazionale l’uso della canapa anche per motivi non necessariamente terapeutici e dell’esigenza di trovare comunque una soluzione per superare l’aspetto criminale della coltivazione domestica.

A questo punto non ci resta altro da fare che capire quali schieramenti politici avranno l’audacia di proporre nuove leggi nel proprio progetto di governo, la legalizzazione della canapa e la regolamentazione della coltivazione domestica.

Vi aggiorneremo sugli sviluppi delle cose e per quanto ci riguarda non possiamo far altro che continuare la nostra passione pagando talvolta duramente la scelta di uno “stile di vita”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *